Intervista a Jean Guillou

Jean Guillou, uno dei più grandi organisti viventi, titolare del grande strumento di Saint-Eustache a Parigi, costruito da van den Heuvel. Guillou parla dell’organo e di come farlo conoscere a tutti, anche fuori dalle chiese.

“La musica ha sempre giocato un ruolo molto importante nella civiltà: dal giorno in cui si è cominciato a scrivere musica ecco che è stato creato un linguaggio molto sofisticato, complesso e diverso per ogni epoca. E questo è meraviglioso: l’evoluzione di questo linguaggio.

L’organo si è evoluto nel tempo e il ventesimo secolo però non ha portato molti cambiamenti. Sono soprattutto state fatte molte imitazioni di organi antichi – cosa deprecabile, dato che l’imitazione non è una creazione – invece io ho voluto creare dei nuovi timbri. Ho voluto far entrare l’organo nel mondo musicale “normale”, cioè non voglio far uscire gli organi dalle chiese, dato che sono costruiti nelle chiese, ma oggi l’organo deve avere una vita nel mondo, nelle sale da concerto, con le orchestre, eccetera…. E così ho concepito uno strumento, che non è ancora stato costruito, ma che spero possa presto esserlo e che ho chiamato “Organo a Struttura Variabile“. Sarebbe uno strumento formato da 15 buffet, cioè 15 corpi d’organo dove si mettono le canne dislocabili nelle sale da concerto; per esempio dietro il pubblico o davanti sulla scena e così via.

In questo modo l’organo si avvicinerebbe alle orecchie del pubblico e sarebbe dunque molto più “vissuto”. Ed è questo che ritengo sia importante. Non ho mai insegnato in Francia. Un giorno un signore – un grande ingegnere di Zurigo patito per la musica, e a suo tempo violinista – ha voluto creare un corso internazionale di interpretazione. Nel 1970 è venuto a trovarmi qua a Saint Eustache e mi ha chiesto: “Può venire a insegnare a Zurigo?”
Ci sono studenti che sono arrivati dalla Russia, dagli Stati Uniti, da tutti i paesi del mondo dalla Corea, dal Giappone, e per me è stato meraviglioso perchè così ho potuto avere un contatto con tutti i giovani musicisti che continuano a portare la “mia” musica, cioè il mio modo di “sentire” la musica.

Ci sono molti mondi diversi e ci sono i giovani! Ci sono molti giovani che oggi frequentano le stagioni concertistiche – forse ora un po’ meno rispetto ad altri tempi – ma è stupendo che nella cultura di ogni stato – per esempio in Germania – la musica è molto viva ed esiste nella cultura fin dai primi anni di scuola, si fa pratica di musica, si canta e si suonano strumenti. In Francia la musica esiste molto meno ma in ogni paese…l’Inghilterra per esempio è molto musicale, così come l’Italia, anche se in modo differente. Bisogna imparare ad ascoltare perchè spesso si sente ma non si ascolta. Imparare a produrre dei suoni, cioè a conoscere i diversi strumenti che fanno nascere diversi suoni. Bisogna ascoltare questi suoni e sapere qual è la differenza tra quest’uccellino e quest’altro.

L’organo è una meraviglia perché ha in sè una quantità di strumenti sempre diversi tutti concentrati in uno solo!”

CREDITS
Alessandro Marangoni – Direzione artistica
Stefano Sgarella – Regia e riprese
Simonetta Bruzzone – Sottotitoli

SPECIAL THANKS TO
Daniele Tobio
Giampiero Del Nero
Paolo Guerini

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