Le parole di Paolo Fresu:

 

“L’immagine che mi passa per la testa del lavoro minorile è qualcosa che pressa, qualcosa che opprime, che annichilisce, che toglie. E’ come un masso che schiaccia l’individuo. Il lavoro minorile ovviamente non deve esistere, da nessuna parte, indipendentemente da tutto, dalle condizioni economiche, politiche, religiose delle nostre società e quindi penso che la musica sia in particolare uno di quegli strumenti capaci di fare leva su questo tema.

La musica è capace di cambiare totalmente il senso di un film, il senso di qualcosa: quindi questo significa che la musica è capace di cambiare il senso delle cose. Siamo abituati a pensare al valore delle cose dandoglielo dal punto di vista di quello che vediamo, che tocchiamo; e quindi penso che la cultura sia uno di quei bene che non possono essere valutati solamente per quello che producono in termini materiali: non è un seme che si pianta e il giorno dopo si vede un fiore; non è importante solamente la semina ma sopratutto, se il seme è buono, come lo si innaffia. Nel momento in cui la cultura è questo, sarà anche una cultura capace di far mangiare gli altri, perché la cultura è anche economia. Io penso che la musica sia un linguaggio fondamentale per la crescita interiore: per questo noi ci battiamo da anni affinché la musica sia presente proprio dai primi mesi dell’infanzia. La musica è di per se la metafora dell’orchestra. Oggi ho 56 anni: fare musica solamente per fare delle belle note non ha più senso, bisogna che dietro quelle note ci sia una ragione per farle! L’artista non può fare solamente l’artista, non può prendere solamente gli onori della propria fama, soprattutto l’artista che è noto. Lo fa perché evidentemente la sua arte ha un significato, ha un valore importante e pesante. Quello che bisogna salvaguardare sempre è l’immaginazione, perché non solo è la linfa vitale per i bambini, ma è sinonimo di libertà: probabilmente c’è prima l’immaginazione e poi c’è la libertà.

Forte Fortissimo o Piano Pianissimo non importa: l’importante è che ci sia sempre una dinamica. La musica poi è un’onda: si va dal ‘up’ al ‘down’, dal forte al fortissimo. Mi piace perché è una delle tante possibilità che si hanno a disposizione, ovviamente quella più positiva.”

 

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